La tecnologia è ormai diventata un componente essenziale non solo nella nostra vita quotidiana, ma anche nel mondo del lavoro, portando con sé numerosi vantaggi.

Alla Danesi, per esempio, ci siamo dotati di risorse innovative e moderne che, ottimizzando in particolare i processi di lavorazione e produzione, aiutano a garantire nel tempo la migliore qualità del caffè prodotto.

Con nostra grande soddisfazione e orgoglio, è recentemente entrato in funzione un nuovo impianto di pulizia e trattamento del caffè verde costituito da una selezionatrice ottica, con funzione di supporto tecnologico alla produzione. Attraverso questo macchinario all’avanguardia sarà possibile immettere nel processo di torrefazione solo chicchi dalle caratteristiche qualitative migliori eliminando “scientificamente” tutti quelli che presentino anche il più piccolo difettuccio.

Il risultato? Solo miscele al 100% di qualità e un caffè ancora più buono!

Tuttavia alla Danesi pensiamo ancora fermamente che la tecnologia non può e non deve rappresentare l’unica risorsa su cui fare affidamento, anzi. Esistono componenti umane che erano, sono e saranno ancora a lungo insostituibili. E che, in quanto uniche, fanno la differenza.

Tra innovazione e tradizione

Danesi Caffè è un’azienda con oltre cent’anni di storia e tradizione. Dai primi tempi in cui il caffè veniva macinato manualmente e trasportato in sacchi nelle vie della capitale su tricicli, quei tempi in cui mio bisnonno Alfredo aprì il primo emporio in Via Tomacelli, ne è passata di acqua sotto i ponti. Ma la Danesi ha saputo crescere, coniugando ed equilibrando sempre tecnologia, persone e tradizione.

In quest’ultimo secolo l’azienda si è un po’ alla volta dotata di macchinari efficienti e sempre più moderni (di cui alcuni unici per la realtà italiana!). Progressivamente ha anche ristrutturato assetto e management, per rimanere al passo coi tempi, e si è espansa tanto in Italia come all’estero.

Eppure ci sono aspetti che non sono cambiati e non lo faranno. Quali? La conduzione familiare (siamo ormai alla 4° generazione), la passione sincera, la componente umana e lo smisurato amore per il caffè in tutti i suoi aspetti.

Vivere il caffè

Il caffè va vissuto, con passione e costanza. Per questo amo viaggiare il più possibile per andare nelle piantagioni (Brasile, Guatemala, Ruanda e tanti altri paesi del globo) e vedere con i miei occhi le piante, tastare il terreno, osservare e comprendere le nuove tecniche di coltivazione. Ma anche per parlare con i produttori locali, apprenderne conoscenze, ascoltarne le storie, condividerne le soddisfazioni per una buona annata, frutto del loro lavoro e sacrificio ma, anche, le loro preoccupazioni per un futuro costantemente incerto.

La cosa che più mi piace fare quando cammino tra i filari degli arbusti di caffè è toccare i rami, le foglie, odorare e gustare le rosse ciliegie che sono in attesa di essere raccolte, succhiarne e assaggiarne la polpa, lasciando che stimolino la punta della mia lingua con la loro dolcezza e le mie papille gustative, scivolando lungo il palato. E quando sono in sala assaggi a degustare uno ad uno i caffè che devo scegliere per comporre le nostre miscele, a volte chiudo gli occhi, per assaporare con tutti i miei sensi quelli che riescono a darmi la sensazione di un cioccolatino, di una caramella mou, di una pesca o di un’albicocca, di un cesto di agrumi o, pensate, di un piatto dolcemente speziato.

Poi, apro gli occhi, mi riasciaquo la bocca e ricomincio dall’inizio: sono i sensi e le sensazioni, guidati dall’esperienza, a dare il responso finale e farmi decidere se tutto ciò si trasformerà, attraverso la giusta lavorazione e, quindi, anche grazie alla tecnologia, in miscele Danesi create per essere dei veri e propri pasticcini da gustare alla fine di ogni pasto, mai amari, mai troppo acidi, mai blandi e astringenti, ma rotondi, dolci e avvolgenti,a cui non c’è bisogno di aggiungere nulla!

Sommelier del caffè

Sai che il caffè, proprio come il vino, viene assaggiato per valutarne caratteristiche organolettiche, qualità e proprietà? È la pratica del “cupping”. Attenzione però: farlo non è semplice né per tutti. Servono “competenze tecniche”, sensibilità e sicuramente molta passione ed esperienza.

Ho studiato e mi sono impegnata a lungo per ottenere il certificato ufficiale di “Q Grader” del caffè, mettendomi così in gioco in prima persona. Proprio per l’amore che fin da bambina, grazie alla tradizione familiare e all’Azienda, provo per questa bevanda unica e per il suo aroma.

Mi ricordo le storie che nonno Nino ci raccontava a me e alle sorelle di quando, alla vigilia della seconda guerra mondiale, si recava a Napoli, porto di sbarco del caffè verde più vicino a Roma, con una “Topolino” caricando due sacchi per volta. E fu nel momento in cui, a tredici anni, vidi nonno preparare con perizia e meticolosità un caffè con la moka, sorvegliarlo fino a quando non fosse uscito, versarlo nella sua tazzina e berlo ad occhi chiusi che dentro di me è scattata tanta curiosità e passione.

Una ricerca continua

Il caffè è un prodotto vivo, in continua trasformazione. Ne esistono numerose specie e varietà e ogni singolo fattore (clima, geografia, composizione del suolo, tecniche di coltivazione e lavorazione delle drupe, di torrefazione, di preparazione, etc) ne influenza caratteristiche e gusto.

Ecco perché non è possibile testare e assaggiare una sola volta un caffè e poi “vivere di rendita”. No, la qualità va controllata (e selezionata) incessantemente, non solo attraverso macchinari all’avanguardia, ma anche grazie a mani, occhi, naso, bocca e… sensibilità.

Quando riceviamo i nuovi campioni di caffè in Azienda operiamo infatti una prima selezione manuale, chicco per chicco. Ogni grano verde è valutato grazie ai nostri sensi: la sua superficie, la sua forma e consistenza, il colore, la presenza di imperfezioni, ecc.

Solo quelli che superano questo severo controllo vengono scelti, e successivamente riselezionati in grandi quantità dai nostri macchinari più moderni e tecnologici. Infine sono lavorati, tostati, e trasformati nel tradizionale caffè espresso italiano.

Quando le miscele sono pronte ecco infatti che è ancora tempo di prove: osservando, annusando, assaggiando…

E poi? Poi si parla, ci si confronta sul prodotto (quante belle e appassionate discussioni con le mie sorelle e mio padre Roberto!), si prendono decisioni: tutto serve per capire, scegliere e selezionare solo le qualità migliori e più intriganti.

L’esperienza del caffè

Insomma, il caffè è prima di tutto un’esperienza: sensoriale e conoscitiva. Poi entrano in gioco i macchinari all’avanguardia, che aiutano a completare un processo. Solo attraverso questi passaggi il caffè può diventare un’esperienza di massimo piacere anche per il consumatore finale.

Ecco perché in Danesi Caffè la tecnologia più moderna e raffinata verrà sempre affiancata (o sarebbe il caso di dire “guidata”?) dalla conoscenza e dalla sensibilità umana.

Ed ecco perché siamo in grado di offrirvi, con sincero orgoglio e soddisfazione, un caffè di alta qualità. Un caffè da vivere con il cuore, la testa e tutti i sensi.

Semplicemente… Danesi Caffè!

Ilaria Danesi