Gutta cavat lapidem (La goccia scava la pietra), diceva un antico proverbio latino. Il significato è semplice, ma profondo: ogni piccolo gesto, se ripetuto e condiviso, può portare a grandi risultati. O, in altre parole: un passo alla volta consente di arrivare davvero lontano, verso una meta desiderata.

E se ti dicessi che anche con “una tazzina di caffè alla volta” si possono ottenere risultati importanti e un futuro migliore?

Sì, è proprio così. La scelta del nostro caffè quotidiano può fare un’enorme differenza, non solo per noi stessi, ma anche per l’ambiente, le comunità e le persone più bisognose. Come? Ve lo spiegherò a breve, ma facciamo prima un passo indietro.

Crisi e sfide

Nell’era della globalizzazione (a partire dalla fine degli anni ‘80), nel settore del caffè a livello mondiale sono intervenuti profondi cambiamenti, tali da mutare radicalmente il ruolo del caffè nelle economie di molti paesi produttori.

Quest’ultime sono state infatti severamente colpite dalla caduta dei prezzi internazionali, dalla riduzione dei proventi derivanti dall’esportazione di caffè e, anche, dalla corruzione dilagante nelle pubbliche istituzioni.

Ancora oggi, la volatilità dei prezzi internazionali, il cambiamento climatico, la scarsità di manodopera locale e la necessità di profitto sono tutti fattori che premono incessantemente sui produttori di caffè affinchè utilizzino nuove tecniche e impieghino maggiori tecnologie.

L’obiettivo? Minimizzare i costi di produzione e, allo stesso tempo, massimizzare i rendimenti, mantenendo costanti gli standard qualitativi.

Alla ricerca di una soluzione

Il declino nei prezzi del caffè deve infatti necessariamente essere compensato da un aumento di produttività, se si vuole che la coltivazione di caffè rimanga un’attività sostenibile per le piccole aziende e che quelle più grandi e specializzate possano sopravvivere in futuro.

Aumentare i livelli di produttività comporta l’introduzione di tecnologie innovative, miglioramenti nelle pratiche agronomiche e un maggior controllo nella gestione amministrativa e finanziaria della piantagione.

Tuttavia, questo non vuol dire che le tecnologie implementate rappresentino necessariamente modelli di coltivazione sostenibile nel lungo periodo. E va anche detto che il trasferimento tecnologico non può essere possibile a meno che i coltivatori non abbiano accesso diretto al credito e un supporto costante da parte dei loro paesi natali.

Insomma, la situazione è tutt’altro che semplice.

Investire nel futuro

Cosa si può fare, dunque, per assicurare la sostenibilità delle piantagioni di caffè con un basso impatto ambientale nel lungo termine?

Per poter affrontare questa sfida, il trasferimento di know-how tecnologico, finanziario e amministrativo è indispensabile.

In diversi paesi produttori, sono stati implementati vari schemi per il trasferimento di  tecnologie e innovazioni che possano, da un lato, tenere conto dei bisogni e delle necessità dei coltivatori e, dall’altro, migliorare l’efficienza delle loro coltivazioni e portare ad un aumento dei rendimenti netti.

La strada tuttavia è ancora lunga affinché si possa produrre un impatto sociale soddisfacente. Serve un impegno continuo e costante.

Danesi Caffè ha fatto la sua scelta

La Danesi sceglie di selezionare e acquistare il caffè verde che impiegherà nelle sue miscele proprio da quei gruppi di piccoli agricoltori e da quelle aziende di medie dimensioni che impiegano le nuove tecnologie non per produrre rendimenti maggiori, bensì per produrre una migliore qualità nel rispetto dell’ambiente dove lavorano e vivono.

La Danesi inoltre sceglie di supportare, anche direttamente, i piccoli coltivatori al fine di favorire il loro sviluppo e la loro capacità e autosufficienza nel coltivare un caffè sostenibile nel lungo termine.   

Insomma, anche noi ci impegniamo per dare il nostro contributo.

E tu, cosa scegli?

Dunque, ha davvero senso continuare ad affidarsi a certe multinazionali o certe aziende con pochi scrupoli, indifferenti a ogni tematica sociale, magari per risparmiare qualche centesimo a caffè?

Oppure è meglio scegliere (per fortuna siamo sempre di più!) chi ha deciso di investire con sforzo e passione nel presente, garantendo così un futuro migliore?

La Danesi Caffè ormai da molto tempo va verso questa direzione, tanto da diventare uno dei tratti distintivi dell’Azienda. Perché, lo voglio dire chiaro e forte, non ci può essere qualità senza responsabilità. E viceversa.

Per questo anche noi abbiamo scelto di slegarci da logiche di prezzo al ribasso, che andrebbero a danneggiare in primis i coltivatori e i produttori locali. E per questo non abbiamo mai tradito il nostro “primo comandamento”: qualità e rispetto, sempre.

Un caffè alla volta

Ormai è chiaro: ogni persona può dare il suo contributo per un futuro migliore, privilegiando quei produttori che hanno scelto di seguire la strada della sostenibilità.

Se sarà così allora il caffè, oltre che buono, avrà un retrogusto davvero speciale, quello dell’etica e del rispetto.

Perché anche la semplice scelta del caffè da versare nella propria tazzina può fare la differenza e contribuire a un futuro più roseo: per l’ambiente, le persone e tutto il pianeta.

Si, “gutta cavat lapidem”: piccoli gesti possono condurre a grandi risultati.

Ilaria Danesi