Il Progetto CaféyCaffè nasce con l’obiettivo di migliorare il tenore di vita dei piccoli produttori delle comunità rurali di montagna, riducendone la vulnerabilità socio economica ed incrementando la sostenibilità delle loro coltivazioni e dei loro redditi. Il risultato finale è la garanzia di un’offerta più ampia e affidabile di caffè prodotto in maniera “sostenibile” e dalle elevate caratteristiche qualitative.
L’influenza del cambiamento climatico sulla produzione caffeicola è un fatto ormai indiscutibile.
Come fa notare l’ICO (International Coffee Organization), tra il 2008 e il 2009 si è verificato un calo della produzione in America Centrale e Messico, per ragioni legate ai mutamenti climatici. Emblematico in questo senso è il caso della Colombia, che avrebbe ridotto nel biennio la produzione addirittura del 50%.
Nella stagione caffeicola 2012/13, la produzione aggregata del Messico e del Centro America è stata impattata dall’epidemia della ruggine del caffè, che ha provocato una riduzione del 30% dei raccolti della regione centroamericana. All’epoca, la situazione era talmente critica tanto da spingere l’ICO ad adottare una specifica risoluzione con lo scopo di offrire tutte le misure e il supporto possibili ai paesi produttori per combattere l’ulteriore diffusione della malattia.
Le previsioni non meno nefaste che giungono da El Salvador riguardano l’intensificarsi a ritmi preoccupanti dell’incidenza di fenomeni che un tempo si verificavano nell’arco di cinque o sei anni. Siccità e inondazioni avvengono ormai quasi ogni anno, con enormi ripercussioni sulle piantagioni di caffè.
Tutto ciò ha come conseguenza la riduzione dei rendimenti delle piante e, in ultima istanza, una perdita qualitativa generale del prodotto.

Anche il gigante brasiliano, primo produttore mondiale di caffè, nelle ultime tre stagioni di raccolto ha dovuto affrontare importanti sfide legate al verificarsi di gravi fenomeni siccitosi. Basti pensare che all’inizio del 2014, la siccità che si è abbattuta sul Brasile è stata tra le più severe storicamente registrate, mentre la quasi scarsità di piogge che si sta abbattendo da oltre un anno nelle aree caffeicole orientali del paese ha provocato una riduzione del raccolto di quelle zone di oltre il 30% rispetto ai livelli precedenti.
Non fa eccezione, in questo senso, la situazione della produzione caffeicola nel continente Asiatico. Infatti, per paesi come il Vietnam o l’India, penalizzati dalla siccità e dai terreni aridi, nel 2017 non ci aspetta un anno particolarmente proficuo in termini di produzione.
L’ultimo rapporto dell’Autorità di Sviluppo del Caffè dell’Uganda (UCDA) relativo all’export del mese di Gennaio 2010, mostra che le esportazioni totali di Robusta nei primi quattro mesi (Ottobre/Gennaio) dell’anno caffeicolo 2009/10 hanno subito un calo a volume del 17%. Tale contrazione è largamente dovuta alla siccità che ha colpito i distretti di produzione caffeicola durante lo stadio critico della formazione e dello sviluppo dei grani.
La progressiva contrazione dei volumi di caffè prodotti ed esportati anche qui è principalmente dovuta alla sempre maggiore incidenza di condizioni climatiche erratiche (elevate temperature, precipitazioni irregolari e di maggiore intensità), oltre alla diffusione della Coffee Wilt Disease e agli ancora insufficienti livelli di investimento nel settore.
Inoltre, secondo un rapporto FAO risalente al 2009, i rendimenti dei raccolti sono maggiormente influenzati dal cambiamento climatico e dalla costante e progressiva competizione per accedere alle risorse tra la popolazione, gli allevamenti e i mezzi di trasporto in un contesto di globale scarsità di terra e di acqua.
La maggior parte degli operatori del mercato del caffè sottolineano

preoccupazioni crescenti sulla disponibilità futura di caffè nel mondo, specialmente in alcuni paesi del Centro America, a causa dei cambiamenti climatici e del fatto che molti piccoli coltivatori hanno una ridotta capacità produttiva dovuta proprio a rendimenti estremamente scarsi.
Forse all’orizzonte esiste solo una possibilità e una via da percorrere.
Quella di un’economia etica e della costruzione di sempre più strette e corrette relazioni tra i diversi soggetti industriali, poiché è solo attraverso la collaborazione e il rispetto reciproco che sarà possibile affrontare la complessità delle problematiche in atto e le sfide future di questo come di tutti gli altri comparti agricoli.
Il maggior elemento d’innovazione, oggi, consiste nella centralità del concetto di “diversità“ insieme alla creazione di valore nelle relazioni dirette tra il produttore e il torrefattore, nella piena consapevolezza che il successo di una qualsiasi organizzazione e di ogni prodotto si misura anche attraverso il tipo di legame e di dialogo che si instaurano con i propri fornitori, in un percorso continuo di miglioramento, di supporto e crescita reciproca.
Una delle conseguenze positive di tale relazione sarà quella di un progressivo miglioramento e/o maggiore efficienza nelle condizioni di produzione e di lavorazione del caffè per il produttore, laddove a livello globale la produzione caffeicola è per larga parte eseguita da piccoli produttori. In tal modo, saranno adottate più avanzate tecniche di coltivazione e tecnologie di processo, che devono essere considerate strumenti e mezzi per una produzione caffeicola economicamente sostenibile. A livello economico, l’incremento della produttività e qualità del caffè implica maggiori introiti per i produttori, senza che ciò determini una produttività maggiore tale da condurre a prezzi globali inferiori.