Se qualcuno vi parlasse di caffè rosa probabilmente storcereste il naso alla sola idea di un caffè dal colore simile. Però oggi vi voglio parlare di un caffè veramente rosa.

Non sono impazzita e noi Danesi non abbiamo certo deciso di mettere strane sostanze nelle nostre miscele. Eppure un caffè rosa esiste, anche se rosa non è il colore della bevanda, ma il colore del rispetto, dell’attenzione e dell’etica che le donne del IWCA – International Women’s Coffee Alliance – profondono per la creazione di un mercato del caffè più equo, sano e resiliente.

La qualità è una scelta intelligente e responsabile

Da tempo noi della Danesi abbiamo scelto di andare verso un tipo di selezione delle materie prime impiegate nei nostri blends che privilegia le varietà di caffè qualitativamente superiori. Tuttavia, in un settore ‘fragile’ come è quello del caffè – non solo in relazione all’imprevedibilità degli andamenti stagionali ma, anche e soprattutto, alle volatilità dei prezzi  ed alle perturbazioni geopolitiche internazionali si tratta di un compito piuttosto arduo.

La maggior parte dei 25 milioni di coltivatori di caffè sono di piccole dimensioni, con una ridotta capacità di resistere alle grandi sfide del nostro presente e del prossimo futuro, come gli effetti dei cambiamenti climatici in atto.   

Non è un segreto, infatti, che le coltivazioni di caffè dei piccoli produttori dislocati nelle più disparate, lontane e impervie parti del globo, siano per certi versi più attente alla resa qualitativa dei chicchi ma che, da un punto di vista produttivo, siano anche quelle più fragili. Le motivazioni sono varie e molto spesso includono anche l’assetto sociale delle comunità locali coinvolte nella produzione.

Quando una coltivazione di caffè viene spinta solo nella direzione di una produzione più intensiva, si innesca un meccanismo (dannoso) per cui: i margini di guadagno dei produttori si riducono; i contadini lasciano le zone rurali; le colture diventano più instabili a causa della mancanza di biodiversità; aumenta vertiginosamente il ricorso a fertilizzanti e pesticidi; non si investe sul futuro delle coltivazioni, come l’adozione di nuove pratiche agricole più amiche dell’ambiente ed un utilizzo più efficiente degli inputs agricoli.

In un contesto simile, scegliere il partner giusto in grado di garantire ‘qualcosa’ che vada oltre il caffè è fondamentale se si guarda al futuro per cercare di migliorarlo.

Per questo motivo Danesi, attraverso l’IWCA, ha deciso di sostenere la cooperativa ruandese COCAGI nella località di Gishoma.

Un caffè migliore, una comunità migliore

Vicino al lago Kivu la Cooperativa COCAGI iniziò il suo prezioso lavoro nel 2004 aggregando circa 250 produttori di caffè. Oggi i consorziati sono oltre 1000 di cui 267 sono donne e questo è un dato molto importante.

Come in molte società rurali africane le donne sono centro della vita sociale e produttiva. Stimolare la comunità, facendo leva sulle potenzialità femminili e non escludere le donne dai processi di sviluppo è un gesto realmente responsabile.

La COCAGI, infatti, coinvolge i suoi produttori – quindi anche circa 300 donne – nel prendere decisioni importanti per il futuro della cooperativa, sottoscrive assicurazioni sanitarie per i soci, gestisce un fondo per pagare le spese educative per i membri più giovani della comunità, compra e ripartisce capi di bestiame e così via.

Ma, soprattutto, la cooperativa gestisce un laboratorio in cui fa crescere circa 10.000 nuove piantine ogni anno, rimpiazza le coltivazioni esaurite e difende il territorio ed il suolo dai rischi di erosione (dovuta all’urbanizzazione e/o al cambiamento climatico).

Perché Danesi ha detto sì

L’iniziativa, promossa dal IWCA è una delle migliori azioni di responsabilità sociale che ruotano attorno al mondo del caffè. Per noi di Danesi la scelta è stata motivata in primis dalla nostra voglia di esplorare nuove coltivazioni e varietà di caffè per mantenere alto il livello delle nostre miscele. In secondo luogo – ma non certo per importanza – perché abbiamo tutto l’interesse a che queste comunità possano preservare nel tempo e garantire gli standard delle loro produzioni.

“Qualità” non è solo una parola del presente, ma è soprattutto una parola del futuro, perché una produzione che vuole definirsi di qualità può esserlo solo se possiede anche quella base di sostenibilità che le permette di replicarsi anno dopo anno, stagione dopo stagione.

La nostra lunga storia (112 anni di attività) ci ha arricchito di esperienze nel mondo del caffè tanto da farci giungere prima degli altri a questa consapevolezza: qualità “è” responsabilità e le due cose non possono essere separate.

È da questo distillato – o forse è il caso di dire “estratto” – di esperienze che Danesi – che non a caso ha un management tutto al femminile – ha scelto di sostenere la cooperativa COCAGI, perché la qualità è prima di tutto una questione di responsabilità.

Ilaria Danesi